L'inizio d'anno che ci attende, sarà davvero particolare e in Valcanale verrà ricordato a lungo. L’1 gennaio, per la prima volta dopo 47 anni, la Di Prampero non sarà illuminata dalle torce e resterà al buio. US Camporosso AD ha deciso che a tradizionale Fiaccolata del Lussari, la più lunga in costume dell'arco alpino, non si farà e senza di lei non ci sarà il consueto benvenuto al nuovo anno. Un duro colpo che il Covid-19 infligge ad un evento simbolo, che è stato capace negli anni di trasformarsi in un qualcosa di "magico".

Nella mente di molti, infatti, non c'è anno nuovo senza la fiaccolata, diventata qualcosa di irrinunciabile non solo per i friulani ma anche per austriaci e sloveni. Si tratta di un qualcosa, che negli anni, è stato capace di entrare nel cuore e nell'anima a tal punto che l'anno scorso in seimila si erano radunati alla base della Di Prampero con il naso all'insù per ammirare i 250 fiaccolatori scendere danzando con innata maestria lungo il pendìo della pista regina delle Alpi Giulie. Un gesto propiziatorio che quest'anno non ci sarà.

Fino a oggi niente era riuscito a interrompere l’organizzazione di questa tradizione fatta di abbracci e canti al calore delle fiaccole, con il fuoco capace di rischiarare il buio della gelida notte invernale. Non era accaduto nel 2006 nonostante la telecabina fosse stata distrutta da un incendio pochi mesi prima e neppure quando un meteo particolarmente dispettoso, aveva regalato alcuni inverni con penuria di neve. Questo non era bastato per fermare l’organizzazione di US Camporosso e i fiaccolatori che, pur di mantenere viva la tradizione, erano scesi a piedi. Adesso, però, la Fiaccolata del Lussari è stata messa ko dalla pandemia.

«Questa situazione - spiega il presidente Damiano Matiz, con tono malinconico e pieno di dispiacere - è più grande di noi. Ce l'abbiamo messa tutta per garantire questa sentitissima tradizione, ma arrivati a questo punto non possiamo più fare nulla».

Organizzare la fiaccolata non si fa certo in poche settimane: «Stavamo lavorando a questa edizione da fine agosto con la macchina organizzativa era già ben avviata». Certo, nessuno si illudeva che l'1° gennaio 2021 la pandemia fosse un ricordo lontano, ma l'andamento del virus in estate, aveva fatto sperare. «Avevamo ipotizzato due o tre soluzioni diverse: previsto entrate e uscite differenziate, l'accesso con termo scanner, la separazione assoluta tra fiaccolatori e pubblico. Anche il tradizionale arrivo alla canonica era stato messo da parte e il serpentone si sarebbe fermato nella zona della telecabina. Tutto inutile». Il Presidente, ed il consiglio, sono consci che nella testa di qualcuno potrebbe aleggiare il dubbio si tratti di una decisione affrettata, ma fatti i conti con le tempistiche organizzative, così non è: «Anche se questa situazione si risolvesse a metà dicembre sarebbe ormai tardi. Avremmo tempi troppo stretti per fare la cosa decorosamente. Oltre alla fiaccolata, dal 26 dicembre all'1° gennaio avevamo in previsione la chiusura del paese con mercatini e un fitto calendario di eventi. Tutte cose che necessitano, tra l'altro, di un aiuto economico regionale, che negli anni è sempre arrivato, e di tempistiche che non potremmo mai rispettare».

È indubbio che la scelta farà storcere il naso di qualcuno: «Certo, provocherà reazioni, ma abbiamo davvero fatto tutto ciò che era possibile per non fermare la tradizione. Il consiglio ha deciso all'unanimità che questa era la cosa migliore da fare anche per dare un segnale di responsabilità».

Se qualcuno decidesse di scendere ugualmente dalla Di Prampero, lo farà in maniera autonoma. L'organizzazione si dissocia fin da ora. Gli eventuali "irriducibili" sono dunque avvisati.